6° Festival sul Giornalismo d'Inchiesta 2017 - Comunicato stampa del 02/10/2017


E’ cominciato sotto un diluvio. Ma, come dice il proverbio, “Festival bagnato… festival fortunato”. L’avventura dello Ju-Ter Club Osimo e del Circolo + 76, cominciata sei anni fa, continua a segnare tappe importanti. Il Festival del giornalismo d’inchiesta è un momento di riflessione importante su valori cardine come la legalità, la Giustizia, la ricerca della verità, la libertà di espressione, il diritto del cittadino a essere compiutamente e correttamente informato.



Il pre-Festival, dedicato al “Mistero della Sapienza”, si è svolto sotto un diluvio e una violenta grandinata, ma le condizioni meteorologiche non hanno fermato il pubblico che ha riempito la libreria Aleph, a Castelfidardo. Mauro Valentini, giornalista e scrittore ha raccontato incredibili retroscena di uno dei misteri più fitti della cronaca nera italiana, l’omicidio di Marta Russo, avvenuto nel 1997 all’interno della cittadella universitaria. Per quel delitto, nel 2003, furono condannati un assistente universitario di filosofia del diritto, Giovanni Scattone (omicidio colposo) e Salvatore Ferraro (favoreggiamento personale). Mauro Valentini, ricostruendo i fatti attraverso l’analisi degli atti processuali, ha evidenziato le tante incongruenze di quell’inchiesta, sollevando un serio dibattito sui problemi della Giustizia italiana.

Nella stessa serata apertura del Festival, a Filottrano (Teatro Torquis), con un Docu-film, una novità assoluta per il Festival. Protagonista Luca Verdone che, assieme al fratello Carlo, ha raccontato gli aspetti meno conosciuti di un personaggio amatissimo dal pubblico, Alberto Sordi, straordinario attore che ha saputo interpretare con straordinaria efficacia le fragilità, le miserie, i tic e i difetti dell’italiano medio. Alberto Sordi è stato, a suo modo, un grande giornalista.

Altra novità assoluta del Festival una “finestra” sul mondo del calcio con un omaggio a una trasmissione radiofonica storica che va in onda ininterrottamente da quasi sessant’anni: Tutto il calcio minuto per minuto. Per la prima volta il Festival ha fatto tappa ad Ancona, nell’auditorium della Confartigianato. L’Associazione che rappresenta in Italia migliaia di piccole e piccolissime Aziende (vero tessuto economico del Paese) è stata partner importante del Festival che ha avuto anche il patrocinio del Consiglio nazionale e di quello regionale dell’Ordine dei giornalisti. Bellissima serata con alcuni dei personaggi simbolo di quella trasmissione, Riccardo Cucchi, Simonetta Martellini e Nicoletta Grifoni. Auditorium esaurito, nonostante la concomitanza, in Tv, delle Coppe europee.

Giovedì 28 settembre, a Osimo (Hotel La Fonte), altra proposta inedita: Giornalismo e docufiction, ovvero la ricostruzione fedele un fatto storico o di cronaca, anche attraverso l’utilizzo e il montaggio di materiale originale. Gli organizzatori del Festival hanno voluto premiare Alberto Matano, giornalista del Tg1, conduttore di “Sono innocente”, una trasmissione che è stata una delle più felici sorprese dell’ultima stagione televisiva. Alberto Matano ha fatto rivivere, anche attraverso dei filmati, alcune storie incredibili di mala giustizia e il dramma vissuto da persone completamente estranee ai fatti addebitati.

Le due serate finali (venerdì 29 e sabato 30 settembre, a Osimo e Castelfidardo) sono state dedicate ai protagonisti delle grandi inchieste. Il Premio inchiesta 2017 è stato assegnato a Sigfrido Ranucci (che ha sostituito Milena Gabanelli nella conduzione di Report) e Peter Gomez, direttore del Fatto quotidiano.it e del mensile Millennium. Due personaggi che sono oggi l’emblema del giornalismo investigativo, un genere abbandonato da molti editori a causa degli alti costi. Ranucci, coautore del programma anche durante la gestione Gabanelli, ha raccontato le difficoltà, l’ostracismo e i rischi di un lavoro prezioso ed essenziale per far conoscere ai cittadini verità che non emergerebbero mai con il “giornalismo velinaro”, purtroppo sempre più in auge. Report è la trasmissione d’inchiesta per eccellenza. E’ realizzata da un gruppo di video giornalisti freelance che utilizzano la telecamera per auto produrre i propri servizi. Un gruppo unico nel panorama del giornalismo italiano che subisce quotidianamente pressioni e intimidazioni. In un caso recente, oltre alle querele e alle richieste di risarcimento danni in sede civile, si è arrivati perfino con la costruzione di un falso dossier, per fortuna smascherato. Ora gli autori di quel finto dossier dovranno rispondere di calunnia. 

Peter Gomez ha parlato di un’altra esperienza particolare nel mondo del giornalismo, cioè quella del Fatto quotidiano, ovvero un quotidiano senza padroni, ma gestito direttamente dai giornalisti che ci lavorano. Gomez dirige la versione on line del giornale. Ha parlato anche dell’ultima sfida, nata da un’idea un po’ folle e un po’ rivoluzionaria, cioè quella di riprendersi il tempo per informarci davvero: “Trenta secondi? No, trenta giorni”. 
Così è nato Millennium (che sta andando molto bene), un mensile dedicato all’approfondimento attraverso le inchieste di una squadra d’eccezione e reportage esclusivi. Inchieste lunghe, approfondite e sorprendenti. Una squadra di giornalisti investigativi in grado di coniugare la ricerca dello scoop con uno stile narrativo che fa riscoprire il piacere della lettura.

Anche quest’anno non è mancato il momento dedicato alla formazione: una intera giornata (a Osimo, Hotel La Fonte) in cui si è parlato di giornalismo e social media. Il corso è stato tenuto da due giovanissime giornaliste, formatesi alla Scuola di Urbino e che ora lavorano a Repubblica e a La press, Sara Bertuccioli e Paola Adragna. 

Una volta per cercare le notizie si usavano le gambe e poi la testa per scriverle. I “ferri del mestiere” erano semplici: la cura delle fonti, girare per raccogliere informazioni e poi una buona scrittura per mettere insieme gli elementi sperando di averne qualcuno in più della concorrenza. Servivano passione, curiosità, accuratezza, testardaggine, senso della notizia. Cose importanti anche oggi. Ma il giornalista non è più il primo ad arrivare sul posto dell’evento. Con il cellulare tutti fotografano, trasmettono video e notizie. Attraverso i Social chiunque fornisce  notizie, commenti, curiosità, immagini, pettegolezzi, bufale, sciocchezze. Insomma, un po’ di tutto, a qualunque ora, su qualunque campo. Al giornalista servono molti strumenti in più.

Sara Bertuccioli e  Paola Adragna lavorano da anni con i social per testate importanti e hanno spiegato ai giornalisti come entrare in questo nuovo mondo, come riuscire a capirne i meccanismi e acquisire nuove conoscenze ormai indispensabili. Al corso hanno partecipato in gran parte giornalisti marchigiani, ma sono venuti anche da fuori regione a conferma della validità di una iniziativa seria e qualificante.